Sembra a me, o i titoli delle edizioni on-line dei giornali stanno sempre più trasformandosi in un botta e risposta stile reality di bassa lega?
Da un po' di tempo sembra che il titolo non sia più un sommario o un'anticipazione dell'argomento dell'articolo, ma si sia ridotto alla trascrizione delle parole delle personalità coinvolte (peraltro secondo criteri che prescindono dall'intelligenza e dalla pertinenza delle parole stesse). A leggere i titoli ultimamente mi sembra sempre più di assistere ad un coacervo di galli che cantano tutti insieme in un pollaio, ognuno con la sua visione personale della vicenda, come in una scadente edizione del grande fratello, con i concorrenti che litigano sul nulla, sebbene gli argomenti trattati siano spesso serissimi. A farne le spese è il lettore, che non ci capisce nulla, perché i fatti sono scomparsi, sommersi dalle chiacchiere.
E' vero che da sempre i titoli delle edizioni on-line hanno cronici problemi di spazio, un po' come accade nei titoli del televideo, e quindi ne fanno le spese articoli determinativi e indeterminativi, congiunzioni, eccetera, dando l'impressione di un italiano parlato da un pellerossa che ha dei grossi problemi ad imparare la lingua, tuttavia ultimamente ho la sensazione che questo fenomeno sia stato portato all'estremo.
Prendo direttamente dai titoli attuali di un giornale a caso:
"Opel, Marchionne incontra la Merkel: <<Colloquio costruttivo, ma è lotteria>>" (tra l'altro il redattore fa fare al povero Marchionne la figura dell'indiano illitterato di cui sopra).
"La madre di Noemi: <<Lei è turbata>>", per poi proseguire nei sottotitoli con "La Cei: <<Nessun giudizio, ma ognuno ha la sua coscienza>>"; "Elio Letizia: <<così conoscemmo il premier>>"; "Bossi: <<Silvio ha i suoi anni, non ci credo...>>" (con tanto di fantastici puntini di sospensione a indicare anche il presunto tono di voce del Senatur, sicuramente pensieroso al momento della dichiarazione). Più sotto parla anche il PD in una voce unica: "PD: <<Premier rinunci al lodo Alfano>>". Dite la verità: non fa venire in mente anche a voi, come a me, l'immagine di tutti i deputati del PD che all'unisono dicono questa frase in aula, proprio come in chiesa i fedeli ripetono meccanicamente "e con il tuo spirito"?
Ancora più sotto appare la frase detta non si sa bene da chi: <<Mentana va reintegrato a Matrix>>, ma a giudicare dalla solennità perentoria che appare nel titolo, direi che è stato Salomone in persona a pronunciarla, direttamente dall'oltretomba (facendo prendere un bello spavento allo stesso Mentana probabilmente).
Insomma, a leggere questi titoli mi tornano in mente le pagine di "Oggi" e di "Novella 2000" degli anni '80 che comprava mia nonna.
Se volete che ci capiamo sempre meno, che le notizie scompaiano in favore delle chiacchiere, ditelo che così facciamo prima!
Proprio quando pensavi che la situazione della stampa italiana non potesse essere più desolante di come già era.... ZAKKETE!
Una sindrome che colpisce le persone che stanno via dal mondo civile, e per mondo non civile non intendo il terzo mondo, bensì i luoghi in cui non c'è televisione né internet, è la sindrome da "privazione" di notizie.
Naturalmente qualche notizia arriva, perché si parla al telefono e via email con i parenti e gli amici, ma in queste occasioni si preferisce parlare di cose personali, e a meno che nel mondo non sia successo qualcosa di impatto epocale difficilmente si viene messi al corrente di quello che è accaduto.
Poi quando si torna, nei mesi successivi al ritorno, si sentono le persone e i media parlare in modo scontato di cose che non si capiscono. Un esempio che mi colpì il primo anno fu la storia del "rogo della Thyssen Crupp". Conoscevo l'azienda, ma non avevo idea di quale rogo stessero parlando.
Quest'anno ho chiesto agli amici di tenermi informato via email, tramite copia-incolla di titoli di giornali, ma anche questo espediente si è dimostrato ampiamente insufficiente.
Per fare un esempio (ma ne potrei trovare tanti), ieri vedo il servizio de "le Iene" su i bambini del film "The Millionaire". Intervistano questi bellissimi bambini che vivono nelle baraccopoli di Mumbai (per inciso, la catena di attentati che ha devastato Mumbai è una delle poche notizie su cui sono stato ben informato mentre ero via), e non capisco di cosa si parli. Per la verità avevo già letto qualcosa sui giornali on-line nei mesi scorsi, mi riferisco alla vicenda della vendita della piccola star del film da parte del padre, ma non avevo approfondito la cosa. Pensavo che si riferissero a un film uscito qualche anno fa e che mi ero perso. Poi però leggo che il film ha vinto ben 8 oscar e che ha avuto un grande successo. Su IMDB ha ricevuto voto 8.5. Ma si spiega tutto: il film è uscito nel dicembre 2008.
La sindrome a cui non saprei che nome dare colpisce ancora.
D'altronde, l'ultimo mio rapporto con l'India prima di allora è stato dal finestrino di un Boeing 747, la mattina dell'11 novembre 2008, quando con somma curiosità cercavo di cogliere qualcosa del Paese coperto dalle nuvole: il tracciato di volo sul monitor davanti a me diceva che stavamo volando esattamente sopra il centro di Dheli, ma io non potevo vederlo e fremevo per la frustrazione. Più tardi ho avuto un po' più di fortuna con Calcutta: è apparso qualcosa della periferia sud della città, un attimo prima che si aprisse il Golfo del Bengala a perdita d'occhio. Di lì in poi è stato mare fino alla Malesia.
Comunque, tirando le somme, mi rendo conto di quanto sia stato enormemente fortunato: non perché demonizzi a priori i media e la civiltà della comunicazione (altrimenti avrei già trovato il nome: sindrome dell'eremita), ma perché ho avuto l'enorme privilegio di conoscere questo aspetto della vita che appartiene ormai al passato e che per l'uomo moderno è scomparso probabilmente per sempre.
Mi fa sorridere come da parte dei suoi giornali tutta l'attenzione venga spostata sulla festa di quella povera ragazzina, quando si sa benissimo che il motivo addotto dalla moglie per il divorzio è stata la candidatura delle veline alle europee.
Ma poiché in quel campo lui non può difendersi (il cosiddetto "ciarpame" della squallida vicenda è evidente anche a un cieco, e di pubblico dominio), allora si sposta l'attenzione sulla festa di una ragazzina, dove chiaramente di scandaloso non c'è nulla, dove è facile difendersi, e dove è facile scandalizzarsi della posizione incresciosa in cui è stata messa quella poveretta che non ha avuto alcuna colpa se non di festeggiare i suoi 18 anni.
Ma la cosa che più mi fa incazzare è che anche la stampa di sinistra ci si butta a pesce. Anche la stampa di sinistra cade nel tranello e si dimentica completamente delle vere motivazioni che la moglie ha addotto per il divorzio e si occupa invece della questione pretestuosa. Come sempre.
E' tutto fumo, idioti! E voi inseguite il fumo, facendo il suo gioco. Come sempre.
